Su Bruno...

Carlo D'adamo

Chi ha conosciuto Bruno Vidoni ritroverà in queste brevi note parte della sua personalità poliedrica, complessa, intrigante.
 Vidoni, come personaggio, come intellettuale, era l’amalgama di interessi e curiosità eclettici, che spaziavano dal paracadutismo alla ricerca storica, dalla fotografia alla pittura. 

In ognuna di queste attività egli metteva il suo graffio, la sua sog- gettività, il suo modo originale di porsi nei confronti del mondo... 


Roberta Frabetti

Vorrei proporre la mia testimonianza su Bruno Vidoni... Era nella sua natura vestire i panni del cercatore di verità, spesso mi parlava della necessità di prendere tutte le certezze percettive e buttarle via, lanciandole in alto come fossero pietruzze colorate, per poi osservarle cadere e costituire ogni volta un nuovo mosaico del mondo. «Perché l’arte, diceva,  è questo: mostrare aspetti nuovi delle cose, dimensioni non visibili che emergono soltanto nella luce dello sguardo che non ha paura di osservare»...
La sua ironia era preponderante, ma non era un suo obiettivo prendersi gioco del pubblico: questo era l’aspetto più superficiale del suo stile. Voleva prendersi gioco del tempo e della logica: distruggeva ogni certezza, ogni consuetudine a cui preferiva quello stupore di fronte all’inatteso che rende paradossale ogni situazione..

Ferruccio Gironimi

Bel tipo, sai, Bruno Vidoni.
 A tre lustri dalla scomparsa, continua a sorprenderci coi suoi scherzi. Che poi sempre semplici scherzi, e basta lì, non sono. Vo- ler limitare il suo molteplice agIre nei confronti della beffardia sarebbe fargli un torto.
Inventiva inesausta, energia in perenne subbuglio, spiritello folletto sguinzagliato per ogni dove: pittore, incisore, fotografo, poeta, ricercatore, sperimentatore, provocatore la sua personalità si rivela ogni volta più complessa di quanto ricordavamo dalla volta scorsa.
Un’analisi complessiva e definitiva del suo essere e operare sembra ineseguibile. Quasi si direbbe che, diabolico, abbia pianificato una sarcastica caccia al tesoro che impegnasse, dopo la sua intempestiva dipartita in quel inconoscibile Al Di Là, tutti i critici e gli storici e gli ammiratori desiderosi di ricomporre in qualche modo il puzzle della sua figura e della sua storia. Mission: Impossible. Gettiamo la spugna.
E no, caro, invece la sfida ci stuzzica. Quando il gioco si fa duro - e
Vidoni giocava hard, è innegabile - i duri cominciano a giocare. Duri, beh...
Con il fondato sospetto di dimostrarci infine troppo soft rispetto all’ardua meta, eppure ci proviamo anche noi; insomma, che sarà mai, mica sarà la prima volta che soccombiamo di fronte a un avversario più forte, no?; ma l’importante è partecipare, no?;  e allora dai, giochiamo, sì. 
Così, probabilmente, lui ridacchierebbe soddisfatto. L’occasione del riordino dei materiali e degli archivi di “Casa Vidoni” a Cento è ghiotta e galeotta. Saltan fuori, da porticine nascoste, come nei castelli infestati dai fantasmi, segrete stanze custodi di oggetti misteriosi, da decifrare. 

Altri ancora, di nuovo nuovi. Le sfaccettature del Nostro sono innumerevoli. Disponeva di una soggettività davvero infinitoedrica. Conosciamo ormai bene (bene? ma chissà; forse; diciamo abbastanza) i suoi clamorosi falsi reportage dalla Cambogia e dall’Irlanda e quello azzardoso sulla terrorista Arianna in Medio Oriente; i suoi Arcani tarocchi assemblati con irriverente rispetto in collage esoterici; i suoi fotoritratti, vestiti e svestiti, attentamente pseudo-ottocenteschi; la miracolosa saga impostora di Santa Bladina produttrice di grati ex-voto; i dipinti di fanciullette a occhioni molto sgranati; gli onirismi più deliranti confezionati in tecniche quanto mai miste; i nudi, i nudi, i tanti nudi, i gloriosi nudi di donne; i guerrieri in armature; il bestiario difforme e mendace del grimorio love-craftiano Necronomicon; i falsi (di nuovo!) futurismi fascisti; i gatti gnaulanti alla luna; e gli ultimi e definitivamente conclusivi quadri, ahilui, ritraenti perduta- mente il nulla... 




Michele Smargiassi