Sperimentazioni Verbovisive

Il “falso” reportage sulla guerra di Cambogia, realizzato nel 1971, rappresenta per Vidoni un primo approccio alla comunicazione verbo-visiva. Le immagini, pubblicate dalla rivista “Photo 13”, erano corredate da “improbabili” dispacci d’agenzia e l’opera finale non era la singola immagine, ma l’insieme non separabile di foto e didascalia.

Nel 1973 Vidoni diede ulteriore sviluppo alle proprie riflessioni sulla mendacità dell’immagine ottica, realizzando questa volta una serie di “false” istantanee che avevano per soggetto le truppe tedesche d’occupazione in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa ricerca venne sviluppata in forma verbo-visiva attraverso un ulteriore gioco di imposture, utilizzando la tecnica del collage/fotomontaggio. Vidoni sostituì con i suoi falsi tedeschi alcune immagini di veri soldati pubblicate in riviste del periodo hitleriano, le quali riprodotte furono poi diffuse come fossero documenti dell’epoca. Successivamente i medesimi falsi soldati del Reich emigrarono nelle pubblicità delle riviste per soli uomini degli anni settanta, andando a irridere i maschilismi involontariamente demenziali e fascistoidi di molte campagne pubblicitarie del periodo. Vidoni intervenne ulteriormente sulle sue foto attraverso lettering e balloon, creando dei veri e propri brevi fotoromanzi che omaggiavano dichiaratamente le Sturmtruppen, ovvero le stralunate truppe tedesche protagoniste dell’omonimo fumetto di Bonvi, in quel momento all’apice del successo.

In quegli stessi anni, tra il 1971 e il 1973, Vidoni aveva iniziato una riflessione sul rapporto tra rappresentazione fotografica e sogno, realizzando tutta una serie di sequenze fotografiche oniriche e surreali, che inizialmente indirizzò al mondo dei concorsi fotoamatoriali. Queste ricerche “oniriche” vennero continuamente riprese e rielaborate nel corso di tutto il decennio, trovando infine una sintesi organica nel 1980 nella personale vidoniana Sogno e fotografia, in cui una sezione di pannelli esposti andava a dipanare una narrazione assimilabile ad un fotoromanzo. Da queste sperimentazioni trasse origine anche un vero e proprio fotoracconto/fotoromanzo, Le ali di Ipnos, che avrebbe dovuto essere destinato alla mostra Sogno e fotografia. Concepito come un prodotto autonomo, rimase però chiuso in un cassetto per quasi quattro decenni, fino alla sua pubblicazione postuma avvenuta nel 2018.

È opportuno rilevare che nonostante i fotoromanzi raggiungessero, nei primi anni settanta, tirature stratosferiche in Italia rimase un prodotto popolare, fortemente legato al genere sentimentale. 

Meno praticate rimasero le possibilità di utilizzare il linguaggio del fotoromanzo in narrazioni non sentimentali (vanno ricordati almeno alcune produzioni di genere nero-giallo-sexy) e davvero poco esplorate rimasero eventuali sperimentazioni legate alla concettualità della comunicazione artistica  contemporanea. A differenza della Francia in Italia furono davvero sporadici i tentativi di realizzare racconti foto romanzati con espresse finalità artistiche: tra questi vanno segnalati almeno quelli di Paolo Baratella, nel 1975, con Vita, Morte e Miracoli di Joe Ditale e appunto di Vidoni con Le ali di Ipnos.

Va inoltre precisato che alcune delle sperimentazioni verbo-visive di Bruno Vidoni non utilizzarono, come parte iconica, solo la fotografia, ma pure la pittura. Esemplari le storie di grazie ricevute raccontate nei finti ex voto dipinti dedicati alla inesistente Santa Bladina da Cento.. 

Bruno Vidoni, Senza titolo, due pagine tratte dal fotoromanzo “Le ali di Ipnos”, fine anni ‘70 (Archivi Casa Vidoni)

Bruno Vidoni, Senza titolo, tre pannelli dalla serie “Sogno e fotografia”, fine anni ‘70 (Ferrara, Civiche Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea)

Bruno Vidoni, Senza titolo, anni ‘70 (Archivi Casa Vidoni)

Bruno Vidoni, Tavola foto-fumettata ispirata alle strip delle Sturmtruppen di Bonvi, anni ‘70 (Archivi Casa Vidoni)

Bruno Vidoni. Le ali di Ipnos. Catalogo della mostra (2018, Editoriale Sometti Mantova).