Finti

Foto-Reportages

Bruno Vidoni deve la propria notorietà ad alcune provocatorie sperimentazioni fotografiche concettuali, realizzate nei primi anni settanta del Novecento. L’artista centese sosteneva che la fotografia bellica avesse perduto ogni valore documentario e che il fotoreporter non fosse più un testimone obbiettivo, ma solo un fornitore di immagini destinate a soddisfare le richieste dei grandi gruppi editoriali. Le fotografie finivano così con l’ubbidire esclusivamente a funzioni simboliche, andando a creare solo una inopportuna fascinazione. Vidoni sosteneva inoltre che non esistesse conflitto che non fosse possibile ricostruire nella periferia della propria città; per dimostrare la propria tesi costruì quindi alcuni falsi reportage a poca distanza dalla propria abitazione, a Cento, Pieve di Cento e sulle rive del fiume Reno. Realizzate secondo i luoghi comuni del fotoreportage bellico, ma sempre contenendo gli elementi atti a svelare la dichiarata impostura a chi avesse saputo coglierli, le foto vidoniane non documentavano ovviamente nulla ma lasciavano vedere ciò che ciascuno voleva vedere, motivo per cui furono acriticamente prese per autentiche. Queste provocazioni artistiche messe in atto da Vidoni non furono mai fini a sé stesse, ma sempre concepite per sviluppare un approfondito dibattito cultural sulle improbabili verità veicolate dalle immagini.

Guerre e cronaca nel cortile di casa. I falsi reportage di Bruno Vidoni (1969-1984). Catalogo della mostra (2018, Editoriale Sometti Mantova).